Il Fair Play

Lo sport si basa sul confronto fra persone per stabilire chi sia il più bravo. Tale confronto avviene applicando regole condivise e accettate da tutti i contendenti. Il rispetto delle regole è dunque un requisito fondante, senza il quale non esiste lo sport, non si può praticare nessun gioco. Ne discende che praticare sport presuppone una attitudine morale che rinvia ad una etica fondamentale: i concorrenti stabiliscono di “giocare” secondo regole codificate e al fine di stabilire semplicemente chi prevalga, in un’ incontro aperto, leale, fondato sul rispetto della propria persona e dell’avversario.

Il fair play riguarda tutti, dagli atleti, a tutte le componenti del mondo che li circonda (dirigenti, tecnici, medici e figure connesse, ufficiali di gara, spettatori, genitori). Nessuno dovrebbe neanche pensare di cercare sotterfugi o atti di disonestà per prevalere o per far prevalere qualcuno a danno dell’avversario.

Il Fair Play è l’anima dello sport. È l’elemento che fa di una gara una bella gara, che non suscita animosità, che trasmette senso di libertà e bellezza del gioco. È la regola non scritta, ma scolpita nelle coscienze, che dà umanità allo sport.

Vivere secondo Fair Play costituisce una componente essenziale del panathletismo.  Lo è a tal punto che il Panathlon International non soltanto si era già impegnato nello Statuto di Venezia a diffondere la concezione dello sport così ispirata, ma ha anche fatto propria, la "carta del fair play" elaborata dal Club di Losanna ed accettata dall'Associazione Svizzera dello Sport, moltiplicandone l'eco grazie alla diffusione tra i suoi soci.  Le espressioni dell'impegno dei Club in questo campo sono diverse e sono rapidamente cresciute negli ultimi anni, in replica agli episodi di violenza e di corruzione accaduti sui campi di gara e nelle tribune

 

scarica la carta del Fair Play

scarica il Manuale di Applicazione del Manifesto CIFP