Hikikomori, dal primo disagio all'isolamento: in Sala Dante questa mattina evento organizzato dal Panathlon per imparare a riconoscere i segnali
Il Comune, l'ASL, il mondo della scuola e dello sport, le famiglie insieme per confrontarsi su un fenomeno complesso. Dalla prevenzione ai campanelli d'allarme, fino alle strategie per aiutare i ragazzi a ritrovare una relazione con il mondo esterno.
Hikikomori, dal primo disagio all'isolamento: in Sala Dante questa mattina evento organizzato dal Panathlon per imparare a riconoscere i segnali
Una mattinata di formazione e confronto per accendere l'attenzione su un fenomeno che può iniziare con un disagio scolastico, proseguire con il progressivo abbandono delle relazioni e arrivare, nei casi più gravi, a un isolamento quasi totale. È stato questo l'obiettivo dell'incontro «Prevenire il ritiro sociale a scuola: i campanelli d'allarme e le strategie di intervento», che si è svolto questa mattina, 4 settembre, presso la Sala Dante.
L'iniziativa è stata organizzata dal Panathlon Club La Spezia insieme a Hikikomori Italia ETS, con il patrocinio del Comune della Spezia e la collaborazione dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria - Ambito Territoriale della Spezia, di ASL 5 e ATS. Un appuntamento nato dalla volontà di mettere in rete realtà diverse, chiamate ad affrontare, ciascuna dal proprio punto di vista, una problematica che coinvolge adolescenti, famiglie, scuole e servizi.
Ad aprire i lavori è stata la presidente del Panathlon Club La Spezia, Daniela Ricaboni, che ha ringraziato le istituzioni e gli enti coinvolti, sottolineando il valore della collaborazione avviata sul tema.
Il primo momento è stato dedicato ai saluti istituzionali. Per il Comune della Spezia è intervenuto l'assessore alle Politiche Sociali Lorenzo Brogi, insieme all'assessore allo Sport Alberto Giarelli. Brogi ha sottolineato il ruolo che lo sport può svolgere nell'aiutare i giovani a uscire dall'isolamento e a recuperare occasioni di incontro.
Il digitale e i videogiochi, ha spiegato, possono infatti diventare per alcuni ragazzi uno dei pochi spazi nei quali riescono ancora a trovare una forma di relazione. Non si tratta quindi semplicemente di interrompere quel rapporto, ma di accompagnarli gradualmente verso esperienze condivise e relazioni dirette. In questo percorso, ha ricordato, i servizi sociali e gli uffici comunali dedicati allo sport lavorano per favorire il coinvolgimento dei giovani e la costruzione di nuovi legami.
È quindi intervenuta la dirigente dell'Ufficio Scolastico Regionale - Ambito Territoriale della Spezia, dottoressa Giulia Crocco, che ha evidenziato l'importanza di fornire alle scuole strumenti adeguati per riconoscere il ritiro sociale.
Il fenomeno, ha spiegato, può rappresentare un primo segnale di un disagio più profondo e arrivare a intrecciarsi con l'abbandono scolastico e la dispersione. Non ci sono dati territoriali precisi, ma dagli istituti e dai dirigenti scolastici arrivano segnali e richieste di supporto che fanno percepire una situazione in crescita. Da qui la volontà dell'Ufficio scolastico di collaborare con le realtà presenti sul territorio.
A seguire è intervenuta la direttrice facente funzione del Servizio di Neuropsichiatria Infantile e Adolescenza di ASL 5, dottoressa Natalina Aloise, portando l'esperienza dei servizi sanitari.
Le situazioni che arrivano all'osservazione degli specialisti possono essere molto diverse, ma nei casi più gravi il ritiro può diventare pressoché totale. Ci sono ragazzi che non riescono più a uscire di casa per nessuna attività, che hanno abbandonato la scuola da anni e che rinunciano persino a quelle esperienze che un tempo erano piacevoli. L'isolamento può arrivare fino alla propria camera, con la progressiva perdita dei contatti anche all'interno della famiglia.
Dopo i saluti istituzionali, la mattinata è entrata nel vivo con Marco Crepaldi, psicologo, presidente e fondatore di Hikikomori Italia ETS, che ha affrontato il fenomeno dal punto di vista psicologico e sociale.
Crepaldi ha spiegato innanzitutto l'origine del termine hikikomori, parola giapponese che significa letteralmente «isolarsi», utilizzata per descrivere una condizione di ritiro sociale volontario e cronico. Si tratta di persone, prevalentemente giovani, che progressivamente si allontanano dalla scuola, dagli amici, dallo sport e dalle altre occasioni di socialità, fino ad arrivare, nei casi più severi, a trascorrere mesi o anni nella propria abitazione o nella propria stanza.
Nel corso della relazione sono stati presentati anche alcuni dati sulla diffusione del fenomeno: in Giappone si stimano circa 1,5 milioni di casi, mentre per l'Italia le stime indicate sono comprese tra 50 mila e 70 mila ragazzi tra gli 11 e i 19 anni.
Particolare attenzione è stata dedicata ai primi segnali. La sofferenza legata alla scuola, il rifiuto della frequenza, la preferenza sempre più marcata per le attività solitarie, l'alterazione del ritmo sonno-veglia e il crescente ricorso al digitale sono elementi che meritano di essere osservati.
Crepaldi ha però invitato le famiglie a non reagire con il panico: una difficoltà scolastica o un uso intenso della tecnologia, da soli, non identificano una situazione di hikikomori. È la progressiva perdita di relazioni, attività e interessi a dover destare attenzione.
Lo psicologo ha illustrato quindi le tre fasi del ritiro. Nella prima il ragazzo manifesta un impulso verso l'isolamento, ma conserva ancora alcuni rapporti diretti; possono comparire episodi di rifiuto scolastico, alterazioni del sonno e una maggiore predilezione per attività solitarie. Nella seconda fase le energie psicofisiche si esauriscono, la scuola viene abbandonata e internet e videogiochi possono assumere un ruolo sempre più centrale. Nella terza, quella più grave, l'isolamento diventa pressoché totale e possono comparire forme importanti di sofferenza psicologica.
Uno dei passaggi centrali dell'intervento ha riguardato il rapporto con la famiglia. Minacce, imposizioni o la decisione di togliere improvvisamente internet, ha spiegato Crepaldi, rischiano di aumentare il conflitto senza affrontare le cause del problema. La strategia deve essere invece quella di costruire un'alleanza con il ragazzo, attraverso ascolto, empatia e pazienza, conquistando innanzitutto fiducia prima di chiedergli di riconoscere la propria difficoltà e accettare un aiuto.
Al termine della relazione si è aperto il confronto con il pubblico, che ha permesso di portare l'attenzione sulle difficoltà concrete vissute quotidianamente dalle famiglie e dagli operatori.
È stato quindi il momento della testimonianza di Sara, mamma di Marcus (nome di fantasia), che ha raccontato il percorso del figlio e della propria famiglia.
La storia di Marcus è iniziata con un senso di diversità rispetto ai coetanei e con difficoltà crescenti nel rapporto con la scuola. Neurodivergente, ha ricevuto la diagnosi di ADHD più avanti nel tempo. Situazioni apparentemente ordinarie, come comprendere le battute e il sarcasmo dei compagni o affrontare l'organizzazione delle attività scolastiche e dei laboratori, potevano diventare per lui fonte di forte ansia. A un certo punto è arrivato il rifiuto della scuola. Da lì la quotidianità familiare è cambiata profondamente, con ritmi del sonno completamente alterati e una vita domestica da gestire.
Sara ha raccontato quanto sia stato importante imparare a contenere le proprie frustrazioni e a non confrontare il figlio con i coetanei e con le tappe che, secondo le aspettative comuni, avrebbe dovuto raggiungere. Marcus compirà 20 anni a gennaio.
Fondamentale, nel percorso della famiglia, è stata la scoperta dell'associazione Hikikomori Italia ETS e della rete di altri genitori. Sara ha descritto quella sensazione come arrivare «dopo un naufragio»: persone che non si conoscevano, ma che raccontavano esperienze sorprendentemente simili, quasi fossero storie scritte con lo stesso copione.
Una rete di sostegno che passa anche attraverso una chat attiva a qualsiasi ora e nella quale madri e, sempre più spesso, padri condividono paure, difficoltà e piccoli passi avanti. Un'esperienza che ha permesso a Sara di comprendere quanto sia necessario parlare di questi temi con naturalezza e dignità, ma anche quanto sia difficile, sul territorio, trovare professionisti adeguatamente preparati.
Proprio la necessità di rafforzare la rete dei servizi è emersa come uno degli aspetti più importanti della testimonianza: molte famiglie si trovano infatti davanti a porte che si chiudono quando il ragazzo non è in grado di uscire di casa o di recarsi personalmente a una visita.
Dopo la testimonianza, la mattinata è proseguita con l'approfondimento dedicato al Centro Adolescenza NPIA, affidato alla dottoressa Giada Medici e alla dottoressa Maria Paola Buchignani, che hanno presentato il lavoro del servizio sul territorio e il ruolo della Neuropsichiatria Infantile e dell'Adolescenza nell'intercettazione e nella presa in carico delle situazioni di disagio.
A chiudere i lavori è stata Daniela Ricaboni, che ha ripreso la parola per le conclusioni e per ringraziare quanti hanno contribuito alla realizzazione della giornata.
La presidente del Panathlon ha ricordato il percorso avviato nel luglio 2025 con il protocollo di collaborazione tra Panathlon International e Hikikomori Italia ETS, nato con l'obiettivo di promuovere manifestazioni, conferenze e momenti di formazione sul territorio. Un percorso nel quale lo sport può assumere un ruolo importante come spazio di relazione, inclusione e partecipazione, offrendo ai giovani un'occasione concreta per tornare gradualmente a sentirsi parte di una comunità.
Il messaggio emerso dalla mattinata è stato chiaro: il ritiro sociale non può essere affrontato da una sola realtà. Servono famiglia, scuola, servizi sanitari, istituzioni, sport e comunità, capaci di riconoscere i segnali e di intervenire prima che l'isolamento diventi totale.
Non esiste una soluzione immediata e nemmeno una strada uguale per tutti. Esiste però la possibilità di costruire, insieme al giovane, una «corsia a sua misura»: non una scorciatoia, ma un percorso adeguato alle sue difficoltà e alle sue risorse, perché tornare a stare nel mondo possa diventare nuovamente possibile.

